Ascesso cerebrale da Nocardia

Di seguito si illustrerà un recente caso clinico di ascesso cerebrale da Nocardia. Un uomo di 56 anni con una storia di cancro del colon trattato chirurgicamente, giunge presso il Pronto Soccorso per trauma cranico minore. Comorbidità: diabete mellito di tipo II, fibrillazione atriale in terapia anticoagulante orale, gli esiti di una poliomielite in età pediatrica. Da circa due giorni cefalea e vomito senza vertigini. In PS si presentava vigile, reattivo e orientato nello spazio e nel tempo; i nervi cranici nella norma; era presente una disartria (disturbo della parola); la deambulazione non era possibile a causa di un’importante paraparesi (probabilmente esito di poliomielite), lieve dismetria alle prove indice-naso; sensibilità cutanea nella norma. Leucocitosi neutrofila (aumento del numero di un tipo di globuli bianchi) e un lieve rialzo degli indici di infiammazione. Tuttavia risultava apiretico e gli esami colturali delle urine e del sangue risultavano negativi per batteri. Sottoposto a studio neuroradiologici (TC e RMN con mezzo di contrasto), questi mettevano in evidenza una lesione neoplastica del verme cerebellare che nelle sequenze DWI (un particolare tipo di sequenza di RMN) sembrava mostrare esiti di sanguinamento interno. Il principale sospetto diagnostico è stata la metastasi cerebellare (lesione più frequente in quella zona dell’encefalo) e veniva sottoposto a rimozione chirurgica della lesione. Durante l’intervento, raggiunta la lesione e incisa la superficie, si assisteva alla fuoriuscita di liquido purulento. Per tale motivo, oltre al campione per l’esame istologico, si procedeva ad inviare i campioni per gli esami colturali. La diagnosi definitiva era quella di un ascesso cerebrale da Nocardia nocardia microasteroides. Per tale motivo veniva impostata terapia antibiotica che il paziente avrebbe dovuto proseguire per i 4 mesi successivi. Durante la degenza postoperatoria, si assisteva al peggioramento di una paraparesi che si tramutava in una tetraparesi flaccida. I test clinici mettevano in evidenza una sindrome di Guillain-Barré che veniva successivamente trattava con terapia a base di immunoglobuline. Ciò determinava una progressiva ripresa della motilità ai 4 arti e permetteva di inserire il paziente in un percorso riabilitativo in centro specializzato.

E’ fondamentale, in questo tipo di patologie, oltre l’esecuzione di esami strumentali opportuni e tecnologicamente validi (RMN con DWI), che si indagi con una apertura mentale e senza preconcetti diagnostici. Non sempre la patologia più frequente è quella che ritroviamo.

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[Coautore – Dr. F. Guerrini, MD]

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