Idrocefalo e malattie complesse nell’anziano.

Idrocefalo normoteso, diabete mellito, ipertensione arteriosa sistemica.

Possibili relazioni ed interazioni tra malattie complesse nell’anziano.

L’aumento della vita media, ha  costretto, la società tutta ad affrontare molteplici problemi legati alla gestione di un numero sempre crescente di soggetti affetti da patologie complesse, spesso in associazione, e invalidanti. Un ruolo prioritario spetta alla demenza, in forte crescita nei paesi più sviluppati e di grande impatto economico. La prevalenza della demenza nei paesi industrializzati oscilla intorno al 5% (3,4% – 6,7%) nei soggetti di età superiore ai 65 anni; questi tassi raddoppiano approssimativamente ogni 5 anni di età, almeno fra i 65 e gli 85 anni.

Si stima che dal 5 al 14% dei pazienti, attualmente, domiciliati presso residenze assistite o affidati alle cure domiciliari possano avere un idrocefalo normoteso o cronico o dell’adulto(11). Particolare attenzione viene, oggigiorno, rivolta alla malattia di Alzheimer e alla demenza vascolare, che sono le forme più comuni nei paesi industrializzati (9), le quali in atto incurabili sono anche fonte di una spesa sanitaria importantissima, necessaria per sostenere i pazienti e le famiglie degli stessi. Tale prevalenza, di queste malattie, ha portato a considerare spesso la demenza come una patologia inesorabilmente progressiva ed irreversibile, trascurando quelle forme secondarie che, se diagnosticate correttamente, diventano suscettibili di trattamento.

Tra queste, particolare attenzione merita l’idrocefalo normoteso, la cui prevalenza nell’ambito delle demenze varia dal 5 al 14%. Nei pazienti con idrocefalo cronico, il trattamento chirurgico, se eseguito a breve distanza dalla comparsa dei sintomi, porta ad una regressione della sintomatologia in oltre il 90% dei casi; in tal modo i processi neurodegenerativi indotti dalla malattia vengono arrestati, evitando quindi l’evoluzione verso una forma irreversibile.(10)

L’idrocefalo dell’adulto è caratterizzato da demenza, deficit della memoria a breve termine, disturbi della deambulazione (marcia atassica), incontinenza urinaria ed aumento delle dimensioni dei ventricoli cerebrali, sebbene, la prima descrizione di tale entità clinica risale a più di 50 anni fa, ad oggi le cause rimangono sconosciute.

 

 

 

In particolare parecchi studi clinici suggeriscono un associazione tra malattie cardiovascolari e una maggiore possibilità di sviluppare IN (1-6).

Un recente studio clinico norvergese, ha correlato la manifestazione di una malattia cardiovascolare nei pazienti con idrocefalo normoteso con Il Nord-Trøndelag Health Study (HUNT3, il più recente studio di salute pubblica norvergese, 2006-2008). Da questa analisi gli autori, hanno evidenziato che i pazienti affetti da idrocefalo cronico hanno un significativo aumento della frequenza di ammalarsi di ipertensione arteriosa (maggiore  negli uomini rispetto che nelle donne), di angina pectoris (uomini = donne), di infarto miocardico (maggiore negli uomini), oltre che una aumentato riscontro di diabete mellito (quasi tre volte di più rispetto la popolazione di controllo). Questo studio scientifico arriva alla conclusione che vi è una significativa prevalenza della patologia cardiovascolare nei pazienti con idrocefalo, gli stessi dati  scientifici evidenziano, inoltre, che le malattie cardiovascolari espongono i pazienti ad una maggiore possibilità di sviluppare idrocefalo cronico (7).

Studi scientifici ancor più recenti (2016) hanno evidenziato, infine, che la lesione della sostanza bianca cerebrale (la parte di tessuto cerebrale che sostiene e nutre la corteccia cerebrale o sostanza grigia), associate a malattie dei piccoli vasi ed ischemia della sostanza bianca cerebrale sono comuni nell’idrocefalo normoteso, suggerendo che vi sia un meccanismo vascolare che potrebbe essere alla base dello sviluppo dell’idrocefalo normoteso (8), gli stessi autori arrivano a medesime considerazioni riguardo il diabete mellito e la possibilità che tale malattia possa partecipare alla sviluppo dell’idrocefalo normoteso, o quantomeno ad accelerarne il decorso.

Pertanto, diventa, importante da parte dei medici curanti notare la comparsa di sintomi correlati all’idrocefalo normoteso (disturbi nella marcia e dell’equilibrio, deficit della memoria a breve termine, disturbi della sfera genito-urinarie (principalmente urgenza ed incontinenza urinaria), in pazienti noti per altre malattie, certamente più comuni e frequenti, al fine di indirizzare i propri pazienti verso una valutazione specialistica ed un corretta diagnosi, prima che i danni possano diventare irreversibili.

Infatti, l’idrocefalo normoteso, per quanto una malattia curabile è come quasi tutte le  malattie degenerative dipendente dal tempo, è infatti la corretta e tempestiva diagnosi che può evitare che il quadro clinico di per sé reversibile diventi incurabile. Per tale ragione, è necessario rivolgersi a uno specialista (neurochirurgo, neurologo, geriatra, internista, etc) che sappia riconoscere i sintomi, ma soprattutto abbia, poi, la possibilità di arrivare in tempo brevi alla diagnosi ed al trattamento chirurgico definitivo. Tale sollecitudine e competenza sono necessarie poiché può capitare che il paziente e conseguentemente i suoi cari, arrivino ad una corretta diagnosi clinica e radiologica, ma poi non siano consigliati su come procedere per la cura della malattia, restando in limbo medico-diagnostico che determina un perdita di prezioso tempo utile per il paziente affetto da idrocefalo normoteso, e per la risoluzione  del stesso.

Autore:

Dr.S. Fede

Dr. A. Scollato (Cetin.it)

Bibliografia

  1. Edwards RJ, Dombrowski SM, Luciano MG, Pople IK: Chronic hydrocephalus in adults. Brain Pathol 2004, 14:325–336.
  2. Earnest MP, Fahn S, Karp JH, Rowland LP: Normal pressure hydrocephalus and hypertensive cerebrovascular disease. Arch Neurol 1974, 31:262–266.
  3. Koto A, Rosenberg G, Zingesser LH, Horoupian D, Katzman R: Syndrome of
    normal pressure hydrocephalus: possible relation to hypertensive and
    arteriosclerotic vasculopathy. J Neurol Neurosurg Psychiat 1977, 40:73–79.
  4. Krauss JK, Regel JP, Vach W, Droste DW, Borremans JJ, Mergner T: Vascular
    risk factors and arteriosclerotic disease in idiopathic normal-pressure
    hydrocephalus of the elderly. Stroke 1996, 27:24–29.
  5. Graff-Radford NR, Godersky JC: Idiopathic normal pressure hydrocephalus
    and systemic hypertension. Neurology 1987, 37:868–871.
  6. Casmiro M, D’Alessandro R, Cacciatore FM, Daidone R, Calbucci F, Lugaresi
    E: Risk factors for the syndrome of ventricular enlargement with gait apraxia (idiopathic normal pressure hydrocephalus): a case–control study. J Neurol Neurosurg Psychiat 1989, 52:847–852.
  7. Eide and Pripp: Increased prevalence of cardiovascular disease in idiopathic normal pressure hydrocephalus patients compared to a population-based cohort from the HUNT3 survey. Fluids and Barriers of the CNS 2014 11:19
  8. Jaraj D,  Agerskov S, Rabiei K, Marlow T, Jensen C, Guo X,Kern S, Wikkelsø C,
    Skoog I: Vascular factors in suspected normal pressure hydrocephalus .A population-based study Neurology® 2016;86:592–599
  9. Fonte Censis 2016 – http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121049
  10. Fonte www.Cetin.it e www.idrocefalonormoteso.it
  11. Marmarou A, Young HF, Aygok GA: Estimated incidence of normal-pressure hydrocefalus and shunt outcome in patient residingg in assisted-living and extended-care facilities. Neurosurg Focus 22 (4):E1, 2007.

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