7 Novembre 2018

Mielopatia cervicale e Somatectomia cervicale

 

La mielopatia cervicale è una lesione del midollo spinale dovuta a una compressione estrinseca con conseguente riduzione dell’apporto ematico, in genere secondaria a discartrosi, stenosi degenerativa del canale spinale, ma anche, in conseguenza, di lesioni neoplastiche o degenerative di diversa natura delle vertebre cervicali che finiscono con invadere e violare il canale midollare, comprimendo, prima, e dislocando, dopo, il midollo (Fig.01).

Fig. 01 immagine preoperatoria frattura patologica di C3.

Clinicamente si manifesta, con maggiore frequenza, con pesantezza agli arti inferiori, difficolta’ della deambulazione e, spesso, con disturbi della minzione. Non sono, comunque, infrequenti disturbi di forza e/o sintomatologia algica, anche agli arti superiori.

L’esame strumentale radiologico a cui sottoporre il paziente con un quadro clinico simile al suddetto è lo studio RM della colonna cervicale, esami accessori e/o complementari sono TC cervicale, radiografie cervicali con prove dinamiche, e uno studio elettromiografico (EMG) degli arti. Trovano una utilità nella definizione della gravità della malattia i potenziali evocati somatosensoriali e motori.

Il trattamento di scelta’ e quello chirurgico, specialmente per i casi a carattere ingravescente.

La somatectomia è una tecnica chirurgica di scelta per la decompressione anteriore del midollo spinale cervicale, è possibile utilizzare tale tecnica nel trattamento dell’ernia cervicale e della discartrosi (o discoartrosi) cervicale, soprattutto in presenza di alterazioni discali su più livelli vertebrali. Fig. 01

Queste alterazioni del normale aspetto della colonna vertebrale sono dovute all’età, al tipo di lavoro, alla predisposizione individuale ed a eventuali traumatismi (anche piccoli, ma ripetuti nel tempo) possono, infatti, provocare condizioni patologiche complesse a carico della zona cervicale. Per questo è necessario valutare più elementi: la natura della patologia, la sede e l’estensione, l’eventuale presenza di instabilità del rachide, la presenza di deformità del rachide, l’età del paziente, la gravità del quadro clinico.

Il disco intervertebrale danneggiato permette la fuoriuscita del nucleo polposo dal suo interno, e questo si riversa all’interno del canale vertebrale, andando a scatenare reazioni infiammatorie sulle radici nervose, oltre che una compressione diretta sul midollo e sulle radici nervose cervicali. La compressione delle radici nervose, e quella, più grave, a carico del il midollo spinale sono la causa del dolore e degli altri disturbi che influenzano pesantemente la qualità della vita del paziente. Successivamente, nei casi in cui il paziente supera questa fase acuta, con l’ausilio dei trattamenti conservativi, il disco intervertebrale, ormai non più pienamente funzionante, andrà incontro a un’alterazione degenerativa che coinvolgerà anche gli adiacenti piatti discali (fenomeni artrosici); a questo punto i fenomeni discoartrosici non permetteranno più il corretto funzionamento di quella parte di colonna cervicale con un successivo evento a cascata sui livelli sottostanti e sovrastanti. Lo stesso quadro patologico insorge per la formazione di osteofiti, piccoli “speroni” d’osso che interferiscono con le strutture nervose, similmente in caso di ispessimento o “ipertrofia del legamento giallo” quest’ultimo aumentando di volume, occupa e restringe lo spazio del midollo spinale (stenosi spinale).

L’intervento chirurgico è sempre il passo successivo ai trattamenti definiti “conservativi” ma, è necessario, nel caso in cui i farmaci e i trattamenti riabilitativi non siano in grado di alleviare i sintomi, diventano inefficaci o se, già inizialmente, il paziente lamenta problemi e deficit neurologici quali debolezza muscolare, disturbi motori, formicolii, intorpidimento e scosse elettriche al braccio (parestesie), difficoltà di movimento, paresi, emicrania.

La somatectomia si presenta come un intervento chirurgico alternativo rispetto alla discectomia, poiché maggiormente invasivo, ma consente una più ampia decompressione delle strutture nervose, quando è necessario intervenire su più livelli contemporaneamente. Mentre quando è necessaria una decompressione anteriore midollare è certamente la tecnica di scelta.

Fig. 02 immagine preoperatoria

Fig. 03 immagine postoperatoria

Video radiologia preoperatorio

L’intervento chirurgico, qualsiasi sia la scelta della tecnica, và sempre discusso e pianificato con il proprio neurochirurgo e/o chirurgo vertebrale di fiducia.

Per valutazione del caso ed eventuale ricovero consultata le sezioni dedicate del sito.

 

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